L’Unicorno di Castro
Anno 1537, Papa Paolo III Farnese concede il diritto di battere moneta al Ducato di Castro, comandato da Pier Luigi Farnese, suo figlio.
Le ricerche minerarie nel territorio, effettuate da Annibal Caro e dal Grechetto (Alessandro Cesati), avevano fatto credere al Duca che ci fosse abbastanza oro e argento da poter emettere moneta autonomamente.
Un bellissimo edificio in travertino, simile a quello romano, era stato progettato da Antonio da Sangallo il Giovane per ospitare la zecca ducale.
Le ricerche però non dettero i risultati sperati e già dall’anno successivo il Duca fu costretto ad importare metallo prezioso, per sua fortuna senza essere sottoposto alla gabella di alcun dazio.
Ai Quattrini e ai Baiocchetti emessi verosimilmente dal 1538-1540, seguirono le monete in oro e argento di maggior valore, coniate solo dopo il 22 Giugno 1545, giorno in cui lo zecchiere Leonardo Centone con una lettera aveva sollecitato il Duca ad invitare a Castro il Grechetto, per occuparsi della preparazione dei punzoni e dei conii delle monete più grandi, ovvero Grossi, Mezzi Grossi e Paoli d’argento e Scudi in oro.
Le nuove acquisizioni dei Ducati di Parma e Piacenza da parte dei Farnese misero in secondo piano il progetto castrense; nel 1546 infatti, l'anno precedente la morte del Duca, lo zecchiere fu richiamato a Piacenza dove fu spostata la sede della zecca.
Questa brevissima sintesi non ha certo la pretesa di essere esaustiva, tuttavia è necessaria per poter trattare un argomento più specifico, lo studio del presunto Paolo, moneta in argento emessa dalla zecca castrense che rappresenta sicuramente una delle più belle emissioni dell’epoca, con al dritto la seguente leggenda:
P (triscele) LOYSIVS (triscele) F DVX (triscele) CAST (triscele) I
Stemma Farnese in cartella coronata ed ornata di volute, partito dei tre gigli, accostati ad un palo con chiavi decussate e legate a padiglione;
ed al rovescio la leggenda:
(giglio) VIRTVS SECVRITATEM PARIT
Unicorno stante a sinistra con nastro svolazzante al collo, immerge il proprio corno nelle acque di una fonte dalle quali fuggono serpenti.
Il Corpus Nummorum Italicorum ne individua tre varianti: la prima con le triscele d’interpunzione nella leggenda del dritto (CNI 15), la seconda con punti anziché triscele (CNI 14) e la terza, del tutto simile a quest’ultima ma con l’aggiunta di una barretta trasversale tra VIRTVS e SECVRITATEM (CNI 16).
Il peso degli esemplari conosciuti va da 4,28 a 3,53 grammi (si tratta in quest’ultimo caso di una moneta tosata), con la maggior parte di essi che supera i 4 grammi, peso ben distante dai Paoli battuti a Roma da Paolo III, dei quali l’esemplare più grande pesa 3,32 grammi.
Come ben nota L. Bellesia, il nominale non segue lo standard ponderale romano e per trovare confronti validi va ampliato il raggio di ricerca fino a Ferrara, in cui troviamo un quarto di Scudo di Ercole II che pesa 8,64 grammi; pertanto una sua metà, cioè un ottavo di Scudo corrisponderebbe al peso della moneta di Castro analizzata.
La tarda datazione di questa emissione coincide con lo spostamento del baricentro degli interessi ducali verso nord, e ciò spiegherebbe proprio la scelta di produrre Scudi d’oro e ottavi di Scudo d’argento di standard ponderale compatibile con i mercati dell’Italia settentrionale.
Questa rarissima moneta, la cui coniazione fu limitata solo a pochi mesi, dal punto di vista iconografico al dritto è dominata dallo stemma Farnese, con il padiglione e le chiavi pontificie che rappresentano la carica di Gonfaloniere perpetuo di Santa Romana Chiesa, attribuita da Papa Paolo III al figlio Pier Luigi.
Al rovescio troviamo l’Unicorno, animale fantastico simile ad un cavallo dal bianco manto, che allontana dallo stagno i serpenti, facilmente identificabili con la schiera di nemici che il Duca sentiva già cospirare alle sue spalle.
“La virtù genera la sicurezza” campeggia in latino al rovescio; secondo una credenza popolare gli animali vedendo i serpenti sputare veleno nell’acqua non bevevano, aspettando l’intervento dell’Unicorno che con il suo lungo corno posto in mezzo alla fronte, era capace di purificare l’acqua avvelenata dai serpenti.
Emblema di virtù e purezza, ma anche di ferocia, l’animale divenne il simbolo per eccellenza della famiglia Farnese, che ne fece largo impiego raffigurandolo su quadri, affreschi, monete e medaglie.
Guardando l’animale con attenzione si può notare la presenza di nastri sul collo, identificati con la Fascia Regia, con cui Giovanna I, Regina di Napoli aveva premiato un suo generale, antenato di Pier Luigi (Nicolò o Cola Farnese), anche se altri l’associano ai servigi forniti alla Chiesa.
Evidente è la mano fine di Alessandro Cesati, vista la bellezza della rappresentazione del rovescio, il quale fu ripreso ed ampliato da G. F. Bonzagna per le medaglie di Pierluigi e Paolo III, a ricordare la protezione dei Farnese sui Ducati di Parma e Piacenza, ben più chiara nelle medaglie, in cui figurano anche il toro e la lupa, animali simbolo delle città protette dall’Unicorno.
Il Duca, come l’Unicorno, si credeva in grado di sventare le insidie dei nemici, o almeno aspirava a farlo credere ai propri sudditi.
Tiziano Colagè
Promosso dall'amministrazione del Comune di Ischia di Castro
Moneta castrense del valore di 1/8 di Scudo, definito Paolo, pur non essendo di peso conforme a quest'ultimo. Da https://www.ilgiornaledellanumismatica.it/parole-e-monete-la-virtu-genera-la-sicurezza/
Dipinto raffigurante una giovane dama vicino all'Unicorno, con molta probabilità identificabile con Giulia Farnese. Autore Luca Longhi da Ravenna. Da https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:Giulia_Farnese_unicorn.jpg
Medaglia in bronzo di Pier Luigi Farnese, opera di Gian Federico Bonzagna, rappresentante l'episodio in cui l'Unicorno permette al torello e alla lupa, simboli delle città di Parma e Piacenza, di abbeverarsi nell'acqua precedentemente avvelenata dai serpenti. Da https://www.ilpiacenza.it/eventi/biblioteca-marmi-colorati-e-medagliere-ecco-i-tesori-della-famiglia-farnese.html
Bibliografia e sitografia
AA.VV. 1910-1942, Corpus Nummorum Italicorum, vol XIV, Umbria-Lazio (zecche minori), Roma, pagg. 245-255 e TAV. XVII.
ANONIMO 1789, Lettere ad un amico sopra le zecche di Castro e di Novara, in ZANETTI G. A.
(a cura di), Nuova raccolta delle monete e zecche d’Italia, V, Bologna 1789, pp. 355-372.
ANTONUCCI M. 2011, Castro, in TRAVAINI L. (a cura di), Le zecche italiane fino all’Unità, Roma 2011, pp. 591-593.
BELLESIA L. 2010, Note su tre monete di Castro, in Panorama Numismatico 248 (febbraio 2010), pp. 43-51.
BELLESIA L. 2020, La Zecca di Castro. Collezione di Vittorio Emanuele III, in BALBI DE CARO S., ANGELI BUFALINI G. (a cura di), La collezione di Vittorio Emanuele III, edizioni Ist. Poligrafico dello Stato, collana Bollettino di Numismatica. Materiali 56, Roma.
CONTRUCCI G. 2012, Le monete del Ducato di Castro, II ed., Acquapendente.
FOSSATI P. M. 1998, Una Zecca per un nuovo Ducato: Castro, inserto del n.4 anno XVII, 31 dicembre 1998 di Biblioteca e Società.
https://www.cronacanumismatica.com/qui-fu-castro-tutte-le-monete-di-quelleffimera-citta-ideale/
https://sites.google.com/site/moneteedintorni/zecca-di-castro
http://www.canino.info/inserti/monografie/i_farnese/zecca_castro/monete_03.htm
https://www.ilgiornaledellanumismatica.it/parole-e-monete-la-virtu-genera-la-sicurezza/





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