Stendhal e “La badessa di Castro”.

- Il legame che unisce Henri Beyle, alias Stendhal, all’Italia e in particolar modo all’Etruria, è ben noto a molti. Grande amante dell’Italia, ebbe modo di conoscerla nei ripetuti viaggi che intraprese per motivi politici e di lavoro. Pochi sanno però che durante la sua permanenza come console francese a Civitavecchia, negli anni 1831-1836, fece la conoscenza di un altro “esule” francese, Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone e Principe di Canino e Musignano, grazie al quale poté conoscere le vaste necropoli di Vulci, ammirate dalla sommità del ponte etrusco-romano dell’Abbadia e dilettarsi di archeologia e di astronomia con Padre Maurizio da Brescia, precettore e consigliere devoto del principe.

La conoscenza del territorio, in particolare il lago di Albano, la foresta della Faiola ai Castelli Romani, la città e il convento della Visitazione di Castro, gli daranno l’ispirazione per ambientare il suo romanzo breve “la Badessa di Castro”, pubblicato nel 1839 ed entrato a far parte delle “Cronache italiane”, raccolta di racconti pubblicati postumi.

La storia ha sicuramente un fondamento storico, dato che Stendhal, che amava profondamente la cultura e la Storia italiana, durante il suo soggiorno nell’ Etruria meridionale, era venuto a conoscenza, attraverso diversi carteggi, di fatti di cronaca risalenti al 1500. La voce narrante utilizza l’artificio letterario di tradurre un manoscritto italiano della seconda metà del XVI secolo, nel quale era descritto l’amore travagliato tra Elena di Campireali, una fanciulla di nobili origini di Albano, e Giulio Branciforte, figlio di un brigante protetto dai Colonna. Al principio Giulio corteggia la diciassettenne Elena, appena ritornata dal convento di Castro nel quale ha studiato. Il padre e il fratello di lei cercano di uccidere lo spasimante in un’imboscata, ma la fanciulla, che ammira l’ardore di Giulio, lo salva e fugge con lui. In seguito, Giulio uccide in un duello Fabio, il fratello di Elena che viene chiusa nel convento della Visitazione di Castro, mentre lui è costretto ad allontanarsi da Albano. Giulio riesce a mettersi in contatto epistolare con Elena proponendole di fuggire insieme. Lei accetta, ma il progetto non avrà successo. Giulio, che è rimasto ferito durante il tentativo di rapimento-fuga, viene allontanato dai Colonna. La madre di Elena fa credere alla figlia che Giulio è morto; ugualmente, la stessa fa credere a Giulio che Elena si è ormai sposata con un altro. Giulio, sul quale peraltro pende una condanna a morte, si rifugia in Messico, assume un altro nome e combatte per dieci anni nelle file dell'esercito spagnolo compiendo imprese audaci. Elena lo crede morto, così grazie all’influenza della madre, riesce a diventare badessa del convento di Castro, oramai unica aspirazione possibile.

Allaccia una relazione con monsignor Francesco Cittadini, nobile milanese e vescovo di Castro, "il più bell'uomo della corte pontificia", poi, rimasta incinta, è costretta a rivolgersi ad una levatrice e a confidare il segreto della sua gravidanza a due sue consorelle. Scoperti, i due amanti vengono denunciati e processati dal tribunale dell'Inquisizione, diretto dal cardinale Farnese. Il vescovo Cittadini è condannato alla prigione perpetua in Castel Sant'Angelo, la badessa al carcere a vita nel convento di Santa Marta. La signora di Campireali incomincia a far scavare un passaggio sotterraneo per far evadere la figlia. Quando la salvezza sembra ormai vicina, Elena apprende dalla madre che Giulio è tornato dal Messico e la sta cercando. Sopraffatta dai sensi di colpa, Elena decide di morire: scrive una lunga e sincera lettera all'amato per poi uccidersi con un colpo di daga al cuore.

Questa in breve la trama del racconto di Stendhal, dove, come si conviene in un romanzo di tutto rispetto, realtà e fantasia si mescolano, sullo sfondo di un amore impossibile, di una monacazione forzata, come spesso accadeva a molte fanciulle della nobiltà, di un intreccio peccaminoso tra una badessa e il suo vescovo, del processo che ne seguì…fanno da cornice le campagne laziali infestate dai briganti e la città di Castro, oggetto di un sogno di splendore della famiglia Farnese, che tanto potere esercitava in quei luoghi, ma che vedrà nel 1649 la capitale del suo ducato ridotta in cenere, su ordine di papa Innocenzo X per aver osato sfidare il potere di Roma.

Tanto è stato scritto sull’evento che ha dato spunto al racconto stendhaliano, ma se la curiosità che ha guidato sin qui il lettore esige un’analisi dettagliata e documentata dei fatti realmente accaduti, con descrizioni esaustive di personaggi e ambienti, potrà trovarli nel libro “La badessa di Castro. Storia di uno scandalo” di Lisa Roscioni.

Dott. Tiziano Colagè
Promosso dal Sindaco e dall’Amministrazione del Comune di Ischia di Castro.